Testimonianza di Luisa Vigevano in Hospice

Esperienze in Hospice Codogno

 

Il volontariato è molto più facile compierlo che descriverlo.

Non c’è nessun copione da seguire ma soltanto buon senso da mettere in pratica con spontaneità, semplicità e tanto buon amore.

E’ importante saper ascoltare perché chi soffre ha bisogno di aprirsi e quindi di trovare tanta disponibilità nella persona che ha di fronte

Il dono dell’accoglienza consiste nello stabilire quel contatto che fa sì che ogni persona si senta come a casa sua.

Quando il paziente oncologico entra in Hospice si sente privato della propria identità abituale e qui ci vuole ancora più tatto e tanta sensibilità.

Infatti si trova in una fase molto critica della sua esistenza.

A volte trovi il paziente che parla, alcune volte tiene gli occhi chiusi lasciando capire che non vuole essere disturbato.

Allora cosa fai? Aspetti in silenzio magari sfiorandogli la mano perché anche questo tipo di contatto può essere recepito dalla persona sofferente.

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Due esperienze molto significative del mio volontariato in Hospice a Codogno: la prima della “ piccola grande Lucia”, la seconda del “parrucchiere malinconico …”

Lucia l’ho conosciuta a giugno 2012 all’inizio del mio operato al “ Samaritano “ come supporto agli ammalati terminali ampliando in tal modo la mia esperienza professionale che fino ad allora veniva e viene richiesta a livello domiciliare.

La “ piccola “ paziente era già ad uno stadio avanzato della sua patologia con metastasi diffuse in tutto il corpo: non poteva più alzarsi dal letto nonostante dimostrasse un’età da ragazzina che mal si coniugava con la sua età anagrafica di 52 anni.

Lucia aveva, nonostante la sofferenza, un anonimo infantile che prediligeva le favole, amava le bambole e i peluches, imitandone linguaggio e comportamenti.

Quando si rivolgeva a me lo faceva con frasi cantanelanti come usano fare i bimbi in tenera età.

La sua fiaba preferita  , quella che mi chiedeva sempre, era “ Cenerentola “ dove amava sempre immedesimarsi nella Principessa che aspettava sempre con il cuore gonfio di gioia il suo Principe Azzurro dove vivere insieme una vita felice.

L’altra esperienza che mi ha colpito ed è stata coinvolgente è quella di Afredo di quasi 70 anni rinnomato parrucchiere di Lodi

Alfredo non è mai riuscito a superare il dolore per la perdita del fratello minore e dei genitori venuti a mancare nell’arco di pochi anni .

Tutta questa sofferenza, sopportata da solo, senza nessuno con cui condividere il dolore, ha fatto riciudere Alfredo come un piccolo riccio.

Non riuscendo a superare questo stato d’animo in cui era precipitato, si trovava a dover chiudere il negozio di proprietà.

Vede venire  meno le motivazioni principali che l’avevano sostenuto per una intera vita.

Si sentiva tagliato fuori da tutto, privato dei suoi affetti più cari e questo lo faceva sentire inutile senza più alcun interesse .

Io stessa mi sono sentita quasi esclusa ed impotente di fronte al suo stato di angoscia e solitudine.

E’ stato molto difficile entrare in sintonia con lui ed arduo trovare un argomento che lo interessasse.

Mi sono accorta di attirare la sua attenzione raccontandogli le vicissitudini di mio fratello Ernestino protagonista l’estate scorsa di due incidenti con il suo motorino .

Durante il racconto, dettagliato negli eventi, vedevo il suo sguardo sempre più attento. Alla fine del racconto la sua risposta era sempre quella “ suo fratello è molto fortunato ad avere lei “.

Il nostro ultimo saluto è stato : “ vado a Roma, al mio ritorno le porto un bacio del Papa “

Nel mio cuore e nei miei occhi rimarrà stampato il sorriso di ringraziamento di Alfredo, il parrucchiere.

Il ruolo del volontari nel “ Samaritano “ comporta una preparazione continua con corsi di formazione, incontri mensili con l’equipe di supportati dallo psicologo per dirimere dubbi e quesiti che insorgono durante lo svolgimento dell’operato a contatto con i malati terminali

 

 

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